
Posizione
La cappella si trova sulla strada provinciale che conduce a San Vito lo Capo (Trapani), poco prima del centro abitato, direzione verso la località di Macari, sulla strada provinciale a circa tre chilometri dal paese
Architettura e aspetto
È un edificio a pianta quadrata con cupola a sesto rialzato e archi ogivali, che mescola influenze arabeggianti, normanne e gotiche. La costruzione risale in origine al XIII secolo (alcune fonti parlano del XIII, altre del XV-XVI) in onore di Santa Crescenzia, nutrice di San Vito Martire.
Leggenda e significato popolare
La leggenda narra che San Vito, insieme alla nutrice Crescenzia ed al maestro Modesto, sbarcò in queste terre fuggendo dalla persecuzione. Gli abitanti del villaggio di Conturrana non accolsero la predicazione e il borgo venne punito da Dio con una frana che lo seppellì. Crescenzia, per lo spavento nel vedere la frana, si sarebbe voltata (contravvenendo all’ordine di non voltarvisi) e si sarebbe trasformata in pietra nel punto dove sorge oggi la cappella. Da questa credenza deriva l’usanza locale: chi è afflitto da “u scantu” (la paura, lo spavento) getta un sassolino nella cappella per chiedere la grazia di essere liberato dalla paura.
Per cosa vale la visita
È un luogo di grande fascino: non solo per la sua architettura mista, ma anche per il contesto suggestivo – lungo la strada che porta verso il mare, con la vista sulla baia di San Vito lo Capo. Se ti muovi in moto (come mi dici che fai) è un’ottima “sosta” poco prima o poco dopo la località, per fermarsi, magari scattare qualche foto, respirare un’atmosfera diversa. Per chi ama le storie, questo luogo unisce natura (la frana, la roccia), fede popolare, leggenda e architettura: un piccolo scrigno.
Consigli pratici
Verifica che ci sia parcheggio o uno spiazzo sterrato lungo la strada, dato che è sulla provinciale. Alcune recensioni segnalano che il sito è visibile ma non molto attrezzato. È meglio andarci nelle ore meno calde se sei in moto, perché la sosta potrebbe richiedere un attimo di cammino dalla strada e stare al sole. Rispetta il luogo: l’usanza del sassolino è carina, ma è bene evitare di accumulare massi in modo eccessivo o danneggiare l’edificio. Alcune fonti segnalano che in passato la cappella era stata “riempita” di pietre fino al tetto per questa usanza.

